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CONTRODEDUZIONI AL PARERE ANAC

CONTRODEDUZIONI AL PARERE FORNITO DALL’ANAC IN ORDINE ALL’APPLICABILITÀ DEL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI AI FONDI PARITETICI INTERPROFESSIONALI NAZIONALI

 

PREMESSA

La disamina dell’interpretazione dell’ANAC, squisitamente sbilanciata in termini i normativi e giuridici non considera di fatto le ricadute e le implicazioni negative che, nell’eccezione che venga confermata, possa produrre un innalzamento delle barriere burocratiche ed amministrative determinando un pericoloso elemento di ostracismo nei confronti delle aziende per l’attivazione dei piani formativi a valere dei Fondi Interprofessionali.

Tale interpretazione, di fatto, segna la strada finalizzata a controvertere il principio fondante  della sentenza del Consiglio di Stato n. 4304/2015, secondo la quale “Risulta innegabile che la promozione dello sviluppo della formazione professionale continua, consentendo, attraverso il miglioramento della competitività delle imprese sul mercato, di assicurare ai lavoratori più ampie garanzie occupazionali, attiene in via diretta alla cura di un interesse generale al più alto livello”.

La conferma di tali elementi negativi, che di fatto non agevolano gli utilizzi dei Fondi da parte delle aziende, trova ampio riscontro nel Rapporto della formazione continua a cura Osservatorio permanente sulla formazione continua del Ministero del Lavoro – organo citato nella disamina di Cantone in cui individua  uno degli strumenti d’indirizzo e proposta di natura pubblicistica  L’art. 118 della legge n. 388/2000, al comma 2 -. Tale tendenza è anche registrata dall’indagine Ocse sulla formazione continua ove l’Italia viene posizionata, tradizionalmente negli ultimi posti delle classifiche internazionali in termini i di rapporto pro-capite e ore di formazione continua per ogni singolo lavoratore. In tal senso è evidente una asimmetria tra il perseguimento del precetto costituzionale dell’art. 35, comma 2 della Costituzione, secondo cui la Repubblica cura la formazione dei lavoratori e il basso tasso di ore pro-capite di formazione di ogni singolo dipendente.

In merito  al requisito pubblico, citato dall’interpretazione ANAC  “sulla natura dell’interesse perseguito,  alla luce del quadro normativo, che i Fondi sono stati istituiti per soddisfare specificatamente esigenze di interesse generale, in quanto svolgono un’attività (promozione dello sviluppo della formazione professionale continua, ex art. 118, comma 1 della legge n. 388/2000)” di fatto se ulteriormente “ingabbiati” in logiche fortemente burocratizzate stridono nel perseguimento dell’interesse sociale e genarle del lavoratore poiché tali pastoie non permettono, nella fattispecie, una libera fruibilità della conoscenza e competenza a scapito della forza lavoro.

Le conclusioni  emerse dall’ ANAC hanno una sola mira: soddisfare, come cita Weber nel suo trattato “Economia e società”, esclusivamente forme di potere -“possibilità per specifici comandi di trovare obbedienza presso un gruppo di individui “-  attraverso un apparato amministrativo e legislativo che agisca da tramite tra chi detiene il potere ed i sottoposti.

In tal senso si l’interesse generale perseguito dai Fondi si trasforma in un interesse particolare di forme di potere burocratico.

La riflessione pertanto deve essere svolta non esclusivamente sul tavolo normativo e burocratico ma si deve accentuare  sullo sviluppo di un paradigma che estenda la propensione delle imprese italiane all’investimento in formazione continua.

Come riportato dall’ Osservatorio sulla formazione continua del Ministero del lavoro , attraverso il rapporto del Isfol  “ l’attuale competizione globale, il capitale umano, il capitale organizzativo e quello relazionale delle imprese contribuiscono in maniera rilevante al patrimonio strategico dell’azienda. L’impresa virtuosa sa gestire il proprio capitale intellettuale, investendo sui processi organizzativi e gestionali e favorendo un ciclo virtuoso che conduce all’innovazione. Per affrontare i cambiamenti provocati dalla crisi, l’economia della conoscenza necessita di incrementare le capacità intangibili, anche al fine di non perdere definitivamente, a causa della crisi, le competenze acquisite nel tempo. Le imprese che in questi anni di crisi economica hanno individuato nuovi mercati e soluzioni per diversificare il business lo hanno fatto investendo anche nelle risorse lavorative. Un approccio invece nella direzione opposta spesso è il segnale che le imprese non dispongono di strategie, soluzioni e risorse da mettere in atto. In molte aziende innovative gli investimenti intangibili costituiscono già oggi il più importante fattore competitivo e la parte maggiore del proprio valore di business

PROPOSTA LEGISLATIVA

In relazione all’ art. 118 della legge n. 388/2000, al comma 3, ove stabilisce che i datori di lavoro aderenti ai fondi effettuano il versamento del contributo integrativo, di cui all’art. 25 della legge n. 845/1978 e successive modificazioni, all’INPS, che provvede a trasferirlo, per intero, una volta dedotti i meri costi amministrativi, al fondo indicato dal datore di lavoro. Lo stesso Istituto previdenziale provvede a disciplinare le modalità di adesione ai Fondi e di trasferimento delle risorse agli stessi mediante acconti bimestrali nonché a fornire, tempestivamente e con regolarità, ai Fondi stessi, tutte le informazioni relative alle imprese aderenti e ai contributi integrativi da esse versati.

La proposta assume come fulcro centrale proprio il cambiamento del flusso di trasferimento indirizzandolo non ai Fondi, ma verso strutture pubbliche, dall’atra introduce il concetto del bonus malus ove viene evidenziata una primalità per i soggetti maggiormente virtuosi.

Gli elementi innovativi e semplificatori sono rappresentati:

  1.  dal rindirizzare i flussi dei contributi integrativi dall’INPS direttamente all’Agenzia delle Entrate   senza il materiale passaggio nelle casse dei rispettivi Fondi
  2. dalla possibilità da parte dell’azienda, che ha opzionato un specifico Fondo a cui versa i contributi, di richiedere dei voucher – BONUS FORMATIVO-  per la formazione continua la cui attivazione genera a favore dell’azienda  un  credito d’imposta  a fronte dell’uscita di cassa per il pagamento dei compensi dei  soggetti erogatori della formazione. Tale pratica avviene con le anticipazioni che il datore di lavoro effettua per conto dell’Inps in conformità al congedo di maternità 
  3.   Introdurre La Responsabilità Sociale d’Impresa della  formazione riguardante gli interventi delle imprese che vanno al di là dei loro obblighi giuridici nei confronti della società e del lavoratore evitando così il costo sociale della non formazione.

Responsabilità sociale formativa che trova il suo fondamento sul concetto BONUS MALUS la cui applicazione gioverebbe , in termini di maggior credito d’imposta, a quelle aziende che assumano un comportamento  virtuoso , misurabile attraverso un rating della formazione, in termini di ore/formazione pro capite  e penalizzerebbe quelle aziende non virtuose aumentando di fatto di i contributi d’imposta finalizzati ad incrementare il capitolo di bilancio afferente alle politiche attive e passive del lavoro.

CONCLUSIONI

Un particolare ringraziamento al Dr Raffaele Cantone che grazie alla suo parare,  ha innescato una nuova stagione riformatrice sulla rivisitazione organizzativa dei Fondi Interprofessionali ove , allo stato attuale, della discussione, diventa sterile, improduttiva e monca la sola disamina tecnico giuridica.

Gli effetti della proposta elaborata dall’ Osservatorio ExpoTraining   non andrebbero a sovvertine nessun ordine costituito  o a sbilanciare nessun equilibrio  istituito poiché i Fondi continuerebbero perseguire le loro vocazioni statutarie, le aziende dal canto loro sarebbero maggiormente incentivate vista la de- burocratizzazione e ANAC ed il Ministero del Lavoro si vedrebbero soddisfatti da un appartato legislativo che produce maggiore trasparenza e minore possibilità di corruzione.

Osservatorio ExpoTraining

Cav. Dr. Carlo Barberis

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